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La Ludopatia: come si sviluppa dal Gioco d’Azzardo Ricreativo

La Ludopatia: come si sviluppa dal Gioco d’Azzardo Ricreativo sino ad arrivare al Gioco d’Azzardo Problematico ed infine al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)

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A cura della Dott.ssa Loretta Bezzi – Dirigente Psicoterapeuta presso Dipartimento Dipendenze Patologiche Asur Marche zona territoriale 1 Pesaro – Responsabile Programmi Terapeutici Gioco d’Azzardo Patologico

La ludopatia intesa come Gioco d’Azzardo Problematico e come Gioco d’Azzardo Patologico nel nostro paese ha assunto dimensioni rilevanti, seppure ancora non ben definite. Secondo il Ministero della Salute (2012) sembrerebbe che in Italia su una popolazione di 60 milioni di persone il 54% sarebbero dei giocatori d’azzardo e che la stima dei giocatori d’azzardo problematici vari dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo patologici vari dallo 0,5% al 2,2%. Si tratta di un problema o disturbo progressivo, che può caratterizzarsi in tre stadi: gioco d’azzardo informale e ricreativo, gioco d’azzardo problematico e gioco d’azzardo patologico.

Il gioco d’azzardo ricreativo è un comportamento fisiologico e saltuario; la persona gioca per socializzare o competere e i costi per il gioco sono contenuti. Non siamo ancora di fronte ad una ludodipendenza.

Il gioco d’azzardo problematico è già un comportamento a rischio per la salute ( mentale, fisica, sociale), che necessita di una diagnosi precoce e di un intervento. Il soggetto aumenta la sua frequenza di gioco, lo ricerca come stimolo, aumenta il tempo che trascorre giocando e conseguentemente aumentano le spese dedicate al gioco. Si potrebbe dire che questo è il limite che definisce la comparsa del problema.

Il gioco d’azzardo patologico è l’ultimo stadio ed è una vera e propria dipendenza patologica, una malattia con conseguenze sanitarie e sociali, che necessita di diagnosi, cura e riabilitazione. Il soggetto gioca quotidianamente e intensamente, si indebita, ricorre ad usurai.

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è una condizione riconosciuta come un disturbo comportamentale complesso, che ingenera gravi problemi sociali e finanziari. Il soggetto può entrare in contatto con organizzazioni criminali del gioco illegale e con l’usura per gli indebitamenti. Il comportamento di gioco è incontrollabile e compulsivo. Siamo di fronte ad una dipendenza, perché sono presenti :

- un forte desiderio di giocare con impossibilità di resistere (craving);

- sentimenti di inquietudine di fronte all’impossibilità di giocare (astinenza);

- il soggetto necessita di giocare sempre di più (tolleranza).

Qual è l’elemento che porta dal gioco d’azzardo occasionale e controllato a quello patologico?

Nelle persone con una intelligenza normale una vincita genera gratificazione e questa richiede di essere riprodotta. Il rischio di diventare giocatore d’azzardo problematico e poi patologico è alto quando si è vinto molto puntando poco o quando si sono ripetute più vincite, anche modeste a breve distanza di tempo. E’ come se il cervello si spostasse su una posizione in cui si fa guidare dal desiderio della vincita. Questo è noto al giocatore, è ciò che viene narrato e condiviso nei gruppi di psicoterapia per giocatori d’azzardo .

Quando è importante chiedere aiuto, in quale fase?

E’ importante chiedere aiuto già nella fase del gioco problematico, prima di arrivare al gioco patologico. Vien da sé che il gioco d’azzardo può essere definito una “dipendenza comportamentale e non da sostanza chimica”, per cui in teoria non avrebbe senso utilizzare una sostanza chimica per la cura. Infatti la farmacoterapia è sul sintomo correlato, ovvero sul sintomo d’ansia o depressivo. Tuttavia poiché con il gioco si cerca una qualche forma di gratificazione e il giocatore con il gioco in risposta allo stress regola ansia, depressione, noia, aggressività, euforia, anche i farmaci talvolta possono essere utili e fondamentali.

Qual è la terapia farmacologica per il gioco d’azzardo patologico?

Per quanto riguarda la terapia farmacologica va segnalato che nessun tipo di farmaco è specificatamente indicato per il gioco d’azzardo patologico. Sono i farmaci per i sintomi del tipo ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori del tono dell’umore, ma anche antagonisti degli oppioidi ( quando il gioco è associato ad altre dipendenze), ad essere in uso. Soprattutto questi ultimi riducono l’intensità dell’impulso a giocare diminuendo l’attività dopaminergica e quindi gli effetti gratificanti (il piacere) e la ragione di giocare.

La terapia psicologica in che cosa consisterebbe?

La terapia psicologica o psicoterapia più utilizzata è quella cognitivo-comportamentale (TCC), che è volta a modificare il comportamento dannoso di gioco e i pensieri disfunzionali ad esso legati. I pensieri distorti vengono valutati, cambiati, sostituiti con altri funzionali al benessere della persona. Vengono anche cambiate le credenze disfunzionali al benessere della persona, come la sovrastima della probabilità di vincita, il pensiero irrealistico di essere in grado di smettere di giocare quando si vuole, l’idea che alla perdita sussegua sempre una vincita (la fallacia del giocatore). Il percorso psicoterapeutico può essere proposto in gruppo o individualmente. La terapia di gruppo o quella individuale possono avere una durata che va da qualche mese (se si tratta di gioco d’azzardo problematico) a qualche anno (se si tratta di gioco d’azzardo patologico). Di solito alla psicoterapia gruppale si può partecipare sino a quando lo si ritiene necessario e utile, si può anche ritornare nel gruppo quando si percepisce un rischio o si sta vivendo qualche stress, che può comportare una ricaduta. Per il giocatore il gruppo diventa un punto di riferimento permanente.

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