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I disturbi dell’alimentazione: anoressia, bulimia e altro

I disturbi dell’alimentazione anoressia, bulimia, ecc.
L’alimentazione non è gestita da sistemi regolatori solidi, inattaccabili . Basta un rilevatore interno tarato su un valore soglia ( il livello di glicemia o di idratazione), a far insorgere problemi col cibo: se i valori scendono al di sotto della soglia si avverte la fame e si mettono in atto le condotte di ricerca e assunzione di cibo, se i valori superano la soglia ottimale sopravviene il senso di sazietà e cessano le condotte alimentari. Il meccanismo omeostatico è semplice come il termostato di una caldaia efficiente, ma negli esseri umani essendo la corteccia  molto sviluppata  questa supervisiona gli automatismi, cerca di regolarli in vista di altri scopi  che non siano la semplice sopravvivenza. ( R. Lorenzini, 2011)

Quali sono questi possibili altri scopi dell’alimentazione?

Uno primo scopo riguarda il provare piacere dall’assunzione di cibo (così come gli esseri umani sono gli unici a fare sesso non solo per riprodursi, anche il mangiare non è solo finalizzato alla sola alimentazione).

Un secondo scopo riguarda l’assumere un aspetto fisico ritenuto bello, secondo i canoni culturali vigenti.

Un terzo scopo consisterebbe nel dimostrare a se stessi ed eventualmente agli altri di essere più forti persino delle spinte pulsionali più essenziali.

Infine un quarto scopo riguarda l’assecondare o contrastare le aspettative degli altri su di sé. (ibidem. R. Lorenzini, 2011)

Cosa succede quando intervengono questi altri scopi non finalizzati all’ alimentazione?

Succede che non si mangia più perché si ha fame, ma per altri motivi come per gratificarsi, calmarsi, oppure non si smette di mangiare perché si è sazi, ma perché si vuole essere magrissimi o dimostrare di dominare la fame o fare dispetto a qualcun altro.

I disturbi alimentari assumono varie forme , ma i più diffusi sono l’anoressia e la bulimia.

L’anoressica mantiene caparbiamente un peso corporeo inferiore a quello minimo previsto per altezza ed età e ha una costante intensa paura di prendere peso, anche quando è drammaticamente sottopeso. Nonostante il dimagrimento l’anoressica si reputa eccessivamente grassa. La sua percezione corporea ha spetti francamente deliranti e non c’è coscienza di malattia, anche immediatamente prima la frequente morte per inedia. Il pensiero è rivolto costantemente al cibo e alle calorie. L’autostima e il tono dell’umore sono strettamente e inversamente correlate al peso corporeo. La persona persegue il suo obiettivo sia riducendo l’assunzione del cibo sia con il vomito, l’uso di lassativi e un’attività fisica esagerata. L’anoressica ha un vissuto soggettivo di violenta fame, un pensiero fisso rivolto al cibo che tenta di controllare. Alle abbuffate, quando si presentano, seguono condotte di eliminazione.

La bulimica condivide con l’anoressica i temi di fondo circa l’importanza dell’aspetto corporeo e la necessità di controllarlo attraverso il cibo. Si potrebbe definire la bulimica come “un’anoressica nel momento della sconfitta”; si abbuffa mangiando rapidamente enormi quantità di cibo, a prescindere dalla sua qualità e gradevolezza, solo per riempirsi. ( ibidem R. Lorenzini, 2011) Durante l’abbuffata la bulimica ha la sensazione di perdere il controllo e di essere in uno stato di coscienza alterato. Segue l’abbuffata l’umore depresso, il senso di colpa e le condotte di eliminazione (vomito, lassativi, diuretici, digiuno assoluto ed esercizio fisico eccessivo). Tutto ruota attorno all’aspetto corporeo e all’assunzione di calorie, il valore personale, l’autostima e il tono dell’umore sono strettamente connessi all’andamento di questa battaglia. (ibidem R. Lorenzini, 2011)

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