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I Disturbi d’ansia

I Disturbi d’Ansia: manifestazione dell’ansia e classificazione del disturbo

L’ansia in sé non è un disturbo, ma è una componente essenziale della vita. Da un punto di vista adattivo provoca una reazione di allarme e di fuga di fronte ad un pericolo, che talvolta è fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo. Possiamo dire che l’ansia sia un “positivo stato di allarme”, che prepara l’organismo a fronteggiare una minaccia,  aumenta la sopravvivenza , ma soprattutto non è una malattia e non provoca alcun danno.

E’ identica alla paura nei suoi meccanismi neurofisiologici e la si prova quando si percepisce un pericolo. L’ansia diventa disfunzionale quando è eccessiva e non congrua rispetto al contesto in cui si manifesta. Nei disturbi d’ansia essa diventa motivo di ulteriore allarme per il significato che il soggetto gli attribuisce. Da segnale di pericolo l’ansia diventa un pericolo.

Qual è il pericolo che il soggetto vede nell’ansia quando siamo di fronte ad un disturbo d’ansia?

Il pericolo che il soggetto vede nell’ansia è diverso e in sintonia con i temi centrali del disturbo stesso.

Nel disturbo di panico si percepisce uno stato di pericolo perché si scambiano i segnali fisici dell’ansia (tachicardia, tachipnea, tremore, sudorazione) per sintomi premonitori di una fine imminente per una malattia acuta cardiaca o cerebrale. Il soggetto prevede di morire o di impazzire in un breve tempo. Questo lo spaventa ulteriormente, tanto che i sintomi aumentano e ciò viene interpretato come conferma di una morte o segnale di pazzia imminente.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo il pericolo sussiste perché il soggetto è preoccupato di commettere gesti od omissioni colpevoli o moralmente riprovevoli. L’agitazione che sperimenta viene erroneamente interpretata come segno della possibilità di perdere il controllo e commettere proprio ciò che più teme. Si genera dunque un circolo vizioso confirmatorio.

Nelle fobie specifiche o disturbi d’ansia specifici l’ansia si presenta di fronte a situazioni specifiche e caratteristiche (un certo animale, un luogo, un particolare oggetto che il soggetto sa benissimo non costituire un reale pericolo). Il pericolo, ovvero ciò che realmente la persona teme è l’attivazione emotiva che pensa lo porterà a morire o impazzire. La vera paura non è rivolta all’oggetto che funge da innesco, ma all’ansia stessa.

Nella fobia sociale o ansia sociale il soggetto è terrorizzato all’idea di fare brutta figura in pubblico. Si tratta in realtà di una brutta figura particolare, che vede solo il soggetto. Il giudizio che teme è quello di essere “fragile, goffo, impacciato, ansioso”. Di fronte a questa prospettiva inizia a sperimentare i segni fisici dell’ansia, che monitorizza costantemente e che si conferma nella previsione soggettiva terribile che “gli altri si accorgeranno di quanto sia ansioso”.

Nel disturbo d’ansia generalizzato la persona è preoccupata di tutti i possibili pericoli che insidiano l’esistenza. Il soggetto vive in un continuo stato di allarme, che pensa servirà a proteggerlo. Inizia a preoccuparsi della sua preoccupazione, che teme  sia un segno di debolezza che logorerà il suo organismo rendendolo più vulnerabile.

Nel disturbo d’ansia per la salute o ipocondria il soggetto è preoccupato di ammalarsi e vigila sul suo organismo per cogliere i primi segnali di un possibile disturbo. Questo stato di continua tensione produce una serie di sintomi (tachicardia, spasmi intestinali, difficoltà digestive) e un abbassamento della soglia del dolore; al corpo è rivolta una “attenzione selettiva”. Il risultato è che il soggetto trova continuamente indizi di possibili malattie, che giustificano un incremento dello stato di allarme.

Nell’ansia da prestazione, che è presente in molti disturbi sessuali ed è essa stessa il motivo del tanto temuto fallimento che la genera, il soggetto rimane focalizzato con una “attenzione selettiva” sulla sua prestazione e si crea così un “circolo vizioso”. L’ansia da prestazione non caratterizza solo la sfera della sessualità, ma anche quella prestazionale lavorativa/scolastica o ricreativa/sociale.

Per approfondimenti

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La dinamica di tutti i disturbi d’ansia è assolutamente identica, a prescindere dal tema che la genera. Il soggetto teme qualcosa e fa tre cose controproducenti:

  1. Ci pensa continuamente, per cui gli appare l’evento o l’avversità più probabile di quanto non lo sia.
  2. Evita assolutamente “X” , per cui non può falsificare l’idea della sua presunta pericolosità. Di fatto non succede mai ciò che egli teme, ma egli ne attribuisce il merito alle condotte di evitamento che si rinforzano e finiscono per ingabbiarlo.
  3. Confonde i segnali fisici dell’ansia quando pensa o si avvicina ad “X” come se fossero una prova certa dell’imminente verificarsi di “x” e del suo carattere catastrofico.

Questa è l’essenza fondamentale per il manifestarsi e mantenersi dei disturbi d’ansia (Lorenzini, 2011).

Bibliografia e approfondimenti:

  • Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G.,2006, “psicoterapia cognitiva dell’ansia”, Raffaello Cortina Editore, Milano
  • Incerti A., Scarinci A., 2008, “Assessment dei disturbi d’ansia”, Edizioni Erickson, Trento
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